NOLOGOS – Il Corto che Non Doveva Esistere (e che l’Universo Ha Voluto)

Ci sono film che si scrivono con la penna. E poi ci sono film che si scrivono da soli, con il vento, con il sangue, con le coincidenze. Nologos appartiene a questa seconda razza. Un’esperienza mistica travestita da cortometraggio. Sono Cristian Calabrese, regista indipendente. Io non “giro” film. Io viaggio dentro il film. Il set, per me, è un rito. Un portale. Lavoro solo con i miei attori, perché non cerco facce: cerco anime.

Chi viene con me sa che non sta per fare cinema. Sta per attraversare qualcosa.

Undici giorni, una barca, nessuna garanzia

Siamo partiti in cinque: due attori, io come regista, un fonico e una truccatrice.

Undici giorni in Croazia, a bordo di una barca che non doveva nemmeno più esserci: era stata venduta. Poi, come spesso accade quando l’universo ti ascolta, il compratore si tira indietro all’ultimo, e per me quello è un chiaro segno: si gira.

L’idea era semplice: realizzare Nologos, un cortometraggio che parla del sacro, del destino, dell’indicibile.

Ma non sapevamo che in realtà sarebbe stato il film a girare noi.

Il luogo che ci ha chiamati

Senza programmi, navighiamo. E per caso – ma io non credo al caso – arriviamo su un’isola vicino Rab. Un luogo lunare, ancestrale, che sembra uscito da un incubo poetico. Capisco che è lì che dobbiamo girare. Puntiamo la camera. E l’universo ci risponde.

Arriva la tromba d’aria. Riprese interrotte, fuga in porto, bora per due giorni. Chiunque avrebbe mollato. Io no. Io ascolto.

Il “regalo” divino

Torniamo. Davanti a noi: qualcosa che non si può pianificare, che non puoi neanche permetterti di pagare. Sulla roccia ci sono dei grifoni, enormi, avvoltoi croati, che si stanno cibando di una capra viva.

Crudo, spietato, sacro. Costo di una scena così? 15.000 euro minimo Costo per noi? Zero. Offerta dell’universo. Non butto nemmeno l’ancora. Prendo la camera, giro.

Un minuto dopo, sarebbe stato tutto finito. Io non faccio film. Io faccio accadere la realtà.

Il metodo (che vi piaccia o no)

Nologos non è un cortometraggio. È un pegno al destino. Io credo nei segni, nelle sincronicità.

Quando qualcosa deve accadere… accade. Chi viene con me non deve chiedermi “Che parte ho?”, deve chiedermi “Che prova mi attende?”

Perché il film, alla fine, è solo uno strumento. Un pretesto. La vera opera è l’esperienza umana e mistica che costruiamo mentre lo facciamo.

A completare questo rito cinematografico ci sono stati gli attori, veri strumenti sacri della visione.

Stefano Bergonzoni, protagonista assoluto, ha varcato la soglia con tensione chirurgica, diventando letteralmente il personaggio. In lui realtà e finzione non esistono più come categorie separate: si fondono in un unico corpo ancestrale, presente, disturbante, vivo.

Accanto a lui Federica Baù, attrice credibilissima, capace di portare dentro la storia un livello vertiginoso di autenticità. Il suo lavoro ha consentito a Stefano di sentirsi “lì”, immerso totalmente nel contesto selvaggio e metafisico di Nologos. Senza di lei, il gioco non avrebbe retto.

Impeccabile anche Erika Marchitelli, truccatrice straordinaria, capace di scolpire identità direttamente sulla pelle degli attori: ore e ore di trucco essenziale, mai estetico — necessario — perché in un film come questo o ci credi o muori.

E con me in battaglia c’era anche Matteo Calabrese, mio fratello: dronista, fonico, marinaio di primo livello.

Lavorare con me è un inferno. Ci sono conflitti, attriti, deliri. Ma chi cazzo se ne frega, quando il fine è l’arte e l’arte ti strappa via da quella realtà quotidiana che a me — lo dico chiaramente — non basta mai.

Se vuoi capire cosa significa davvero fare cinema con me…

preparati a viaggiare dentro la tempesta.

Nologos sta arrivando.

Ma tu… ci sarai la prossima volta che l’universo parlerà?

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