Cinema di Stato – Fare i film con il cxxo degli altri.

Lo avete sentito anche voi, no?

Elio Germano e soci che si lamentano perché i tecnici non lavorano, i cinema sono vuoti, il pubblico è distratto, il mondo crudele. Peccato che loro i bonifici li prendono lo stesso. Milioni. Soldi dello Stato. I nostri soldi.

Già, perché in Italia per fare un film non serve una buona idea. Serve un punteggio. Una bella griglia ministeriale che ti dice:

✔ Hai già fatto film?

✔ Hai già preso soldi pubblici?

✔ Hai lavorato con gli amici giusti?

✔ Hai piazzato il solito attore con “esperienza pregressa”?

Bravo! Hai vinto. Ti diamo altri soldi, così puoi fare altri film che nessuno andrà a vedere. Ma mica è un problema, eh. Il film è già pagato. Le poltrone vuote? Non frega niente a nessuno. Perché in fondo, se lo Stato ti paga per lavorare, sei un dipendente pubblico mascherato da artista. Ma con la differenza che non rischi un cazzo.

Dove sta il rischio d’impresa?

Un piccolo produttore indipendente, se sbaglia film, va a zero, ci rimette la casa, la salute e magari anche la dignità. Questi signori invece, se fanno un film di merda, incassano comunque. Hai speso 5 milioni e ne incassi 1? +

Hai guadagnato 1 milione.

Perché il tuo budget era già coperto dal Ministero. A gratis. O meglio: a nostre spese. Un gioco da ragazzi. Anzi, un gioco da bambini delle medie, che magari girano un corto con l’iPhone e lo caricano su YouTube con più talento, più fame, più urgenza artistica di tutti questi figli di papà col badge da regista.

Perché solo il cinema?

Se davvero la “cultura” va sostenuta, perché solo il cinema? Perché non la pittura? Il design? La moda? La street art? Risposta semplice: perché col cinema puoi fare ideologia. È perfetto per far passare “messaggi”, per vendere buonismo, per piazzare quella vecchia minestra pseudo-intellettuale che non mangia più nessuno, ma che la politica adora.

Dal ‘68 in poi abbiamo costruito questo sistema. Una sinistra finta, radical chic, che parla di libertà e poi si mangia i soldi pubblici come un capitalista col sigaro.

Arti pari? No, grazie.

Questa non è arte. È paraculismo. E anche quando fanno i ribelli, sono ribelli stipendiati. Provate a fare gli artisti senza soldi, a girare senza finanziamenti, e poi vediamo se vi vantate ancora nei festival patinati. Smettiamola.

Basta contributi a chi può finanziarsi da solo.

Redistribuiamo le risorse in base al talento, non all’anzianità o ai titoli. Oppure togliamoli del tutto. Chi vale, emergerà lo stesso. Ma non succederà mai. Perché il sistema è costruito apposta per far vincere i soliti noti, e tenere il resto nel fango.

Se sei d’accordo con me fammelo sapere: cristian.calabrese@gmail.com


📌 Domande che mi avete posto

❓Come funzionano i finanziamenti pubblici al cinema in Italia?

I finanziamenti sono gestiti dal Ministero della Cultura e vengono assegnati in base a un sistema a punteggio. I criteri premiano l’esperienza pregressa dei partecipanti al progetto, la presenza di attori e registi riconosciuti, premi vinti in passato e distribuzioni precedenti. Il sistema tende a favorire chi ha già ricevuto fondi e ha una carriera consolidata.

❓Gli attori famosi ricevono soldi dallo Stato?

Direttamente no, ma indirettamente sì. Se un progetto cinematografico riceve fondi pubblici e coinvolge attori noti, questi percepiscono cachet spesso elevati. I soldi provengono da produzioni che hanno ricevuto contributi statali, quindi finanziati con denaro pubblico.

❓Perché i film finanziati possono non avere successo ma guadagnare lo stesso?

Perché le produzioni ricevono i fondi prima dell’uscita del film. Anche se il film fallisce al botteghino, la casa di produzione ha già incassato i contributi statali, spesso coprendo gran parte del budget o generando un margine positivo anche senza successo commerciale.

❓È vero che il cinema indipendente è penalizzato?

Sì, perché chi non ha un curriculum istituzionale, premi, o nomi di rilievo nel cast o nel team tecnico ha difficoltà ad accumulare punteggio sufficiente per ottenere finanziamenti. Le produzioni indipendenti devono autofinanziarsi e affrontare un rischio imprenditoriale reale.

❓Perché si critica il sistema di punteggio?

Perché premia la continuità e la fidelizzazione a un circuito chiuso. I nuovi talenti, gli outsider o chi propone modelli narrativi alternativi fatica a entrare nel sistema, anche se il contenuto ha valore artistico. Questo crea una sorta di élite sovvenzionata che opera senza reale concorrenza.

❓Perché non si finanziano altre forme d’arte come la pittura o il design?

In teoria esistono bandi per le arti visive, ma con budget molto inferiori rispetto al cinema. Il cinema viene spesso privilegiato perché è ritenuto più “popolare” e più facilmente utilizzabile come veicolo di comunicazione politica e culturale di massa.

❓Cosa si intende per “cinema di Stato”?

Il termine è usato in senso critico per descrivere un sistema in cui la produzione cinematografica è fortemente dipendente dai fondi pubblici. I registi e le case di produzione diventano di fatto “dipendenti” dallo Stato, realizzando opere con soldi pubblici e senza reale rischio d’impresa.

❓Qual è la proposta dell’articolo?

Redistribuire i fondi pubblici in modo equo oppure eliminarli del tutto, affinché ogni artista possa confrontarsi a parità di condizioni, basandosi su merito, talento e capacità imprenditoriale, non su contatti o curriculum pregressi.

Aggiornamenti Newsletter

Inserisci il tuo indirizzo email qui sotto e iscriviti alla nostra newsletter